Vignali: “La piazza come antidoto all’individualismo”

Pubblichiamo il contributo dell’onorevole Raffaello Vignali – che ringraziamo – al nostro dibattito sulle piazze, sul loro ruolo e sulla loro rivalutazione.

Vignali

Lo spazio crea la società. Lo spazio abitabile, come bene pubblico, è un fattore che determina la vita dell’uomo, la sua socialità, la sua visione dei rapporti con gli altri, con l’ambiente circostante. Lo spazio abitabile ha dunque una funzione creativa della società e della sua interpretazione politica. E la piazza è senza dubbio la più importante espressione della funzione sociale dello spazio condiviso.
L’Agorà nell’antica Grecia, il foro nell’antica Roma, le piazze dei tanti nascenti comuni nel Medioevo, non sono forse il segno di questo fenomeno?
Le piazze sono luoghi nati per rispondere ad esigenze comuni, a bisogni collettivi e sono quindi la rappresentazione più evidente di ciò che ha significato la nascita della polis, della città, della democrazia, di ciò che ha reso gli uomini cittadini.
Sulla piazza, da sempre, interagiscono non solo le persone, ma anche le istituzioni fondamentali alla loro vita e al loro governo, unendo insieme utilità e decoro, funzionalità ed estetica, e rendendo questo spazio condiviso la prova tangibile della dignità dell’essere cittadini.
Eppure nel corso del tempo le piazze hanno perso questa centralità funzionale, hanno perso il nesso con la vita dell’uomo, con le loro esigenze comuni. Pensiamo agli spazi privi di valore simbolico e di utilità sociale dei centri commerciali e degli outlet, “non luoghi” dove la vita sociale del cittadino è rimpiazzata dalla dimensione commerciale del cliente.
Persa la sua dignità simbolica e il valore pratico la piazza è andata via via scomparendo dalla progettazione urbanistica delle nuove aree periferiche così che – come dice anche l’urbanista Marco Romano – sempre più spesso l’emarginazione sociale di certi quartieri “viene crudelmente sottolineata dalla emarginazione simbolica”.
La solitudine che generano questi nuovi aggregati periferici rappresenta l’esito di politiche urbanistiche fallimentari: città nelle quali si può solo abitare, non vivere. Ma la dissolvenza delle piazze, della loro funzione aggregatrice ed educativa alla socialità, non è forse ragione ed effetto anche della dissolvenza delle relazioni tra le persone, di un dilagante individualismo che a tutti i livelli mina la nostra società?
In questi anni si è preteso di soppiantare la fisicità della piazza reale, e le sue funzioni, con le piazze virtuali come luoghi di incontro “in remoto” dove poter dialogare, confrontarsi, decidere per la collettività senza incontrarsi. L’individuo rischia tuttavia di rimanere chiuso in una socialità fittizia che interpreta la realtà senza viverla fisicamente. Si perde così la dimensione educativa della convivenza, della condivisione e della progettazione dello spazio comune, sia esso un municipio, un quartiere o una città.
La piazza, come spazio condiviso, come sede delle relazioni sociali integrate, è l’antidoto più efficace contro questa deriva.
La piazza è l’espressione, in forma fisica ed artistica, della capacità delle persone di pensare e di agire insieme, di essere e sentirsi comunità, di essere quindi cittadini. Costruire una piazza è quindi una scelta politica che ha come obiettivo la centralità della persona, la sua esigenza e capacità relazionale, la sua natura sociale, la sua aspirazione alla bellezza.

(On. Raffaello Vignali)

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LA SCHEDA BIOGRAFICA – L’onorevole Raffaello Vignali, capogruppo di Area Popolare nella X Commissione Attività produttive, commercio e turismo, segretario di presidenza della Camera dei deputati, è nato a Bologna nel 1963, dove s’è formato presso il Collegio San Luigi dei Padri Barnabiti, conseguendo la maturità classica, quindi si è laureato con lode in Filosofia all’Università di Bologna, con una tesi su Cristianesimo e ideologia. In seguito ha svolto attività di ricerca e didattica presso il Dipartimento di Sociologia (Facoltà di Scienze Politiche) dell’Università di Bologna, occupandosi di sociologia dell’organizzazione e di sociologia economica.

Bologna

All’inizio del 1997 è stato chiamato dal professor Adriano De Maio all’Istituto regionale di ricerca della Lombardia (Irer), oggi Eupolis, dove ha svolto studi inerenti gli assetti e i processi istituzionali, territoriali, economici e sociali, finalizzati all’attività di programmazione della Regione Lombardia. Dall’aprile del 1999 al giugno 2004 è stato direttore generale dell’Istituto.

Dal 2000 al 2003 è stato membro del Consiglio di amministrazione dell’Università di Milano Bicocca.

Dal 2003 al 2008 è stato presidente della Compagnia delle Opere.

Dal 2004 al 2006 ha tenuto corsi di management dell’innovazione presso il Politecnico di Milano, Polo di Lecco, quindi ha insegnato management della ricerca pubblica e dell’alta formazione sempre presso il Politecnico di Milano, Polo di Milano Campus Leonardo.

Dal 2008 è parlamentare, eletto nella circoscrizione Lombardia 2 con il Pdl, passato poi con il Nuovo Centrodestra dal 2013.

È stato l’estensore dello Statuto delle Imprese, diventato legge l’11 novembre 2011 (numero 180).

Ha scritto numerosi libri, tra cui “Impresa è innovazione” con Adriano De Maio (Edizioni Atlantide, 2005), “Eppur si muove. Innovazione e piccola impresa”, (Guerini e Associati, 2006), “Rapporto su Fondazioni di origine bancaria e finanziamento della ricerca” (con Landoni e Verganti, Acri, 2007), “Rapporto sulle Fondazione per la sussidiarietà (Osservatorio sull’innovazione delle piccole imprese italiane, 2007), “Giuseppe Tovini. Dall’amicizia all’azione, dall’azione all’amicizia (Edizioni Itaca, 2008), “Con-correre per competere. Le Reti d’Impresa tra territorio e globalizzazione” (con Paolo Preti, Gruppo24Ore, 2013).

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