Turismo, rilanciare il ruolo delle piazze

UnionLe migliaia di piazze monumentali disseminate nel nostro Paese rappresentano non solo il fulcro dell’identità storica e delle memorie dei territori, ma anche la loro migliore vetrina turistica. Questi “spazi” straordinari, con il loro “arredo” di palazzi, chiese, statue, fontane, costituiscono da secoli il centro dei poteri e dei contropoteri civili e religiosi, ma anche dei commerci, degli eventi e dell’aggregazione: proprio qui maturano quelle relazioni che contribuiscono a far evolvere la nostra civiltà. Nonostante ciò, oggi lo “stato di salute” della piazza non è dei migliori: la sua funzione, specie nelle grandi città, è spesso ridotta a spartitraffico o a nodo di scambio per la mobilità. Anche il cosiddetto “arredo urbano” le riserva impianti pubblicitari o scritte luminose. Il verde è talvolta sacrificato per nuove discutibili installazioni. Per interrogarsi sul rilancio del ruolo di questi “gangli vitali” dei nostri centri urbani, il giornalista Giampiero Castellotti firma il libro “Piazze in piazza”, che nei trenta capitoli rilancia la valenza storica delle piazze italiane. Si parte dal foro romano e attraverso le monumentali “invenzioni” del medioevo, del rinascimento e del barocco, si giunge alle piazze contemporanee, tra crisi e voglia di sperimentazioni e di rilancio.

L’elenco è infinito e attira milioni di turisti ogni anno: le piazze del Municipio, del Duomo, del Popolo, del Mercato, delle Erbe, dei Signori. Quelle medievali del Nord Italia: le lombarde Bergamo, Cremona< /b> e Mantova, le venete Padova, Torcello e Verona, le emiliane Castell’Arquato e Parma. Poi Fabriano, Assisi, Bevagna, Gubbio, Perugia, Spoleto, Todi, Viterbo. E tanta Toscana, da Arezzo a Firenze, da Lucca a Pisa , da Pistoia a San Gimignano, da Siena a Volterra. Il Prato della Valle di Padova, la più grande piazza italiana, virtuoso esempio di stratificazione storica: dal Campo Marzio romano al Pratum medievale, dal tempio della Concordia al duomo per la devozione di Santa Giustina, sepolta nell’area. Poi le piazze dell’elegante rinascimento: da Vigevano a Brescia, da Venezia a Vicenza, da Feltre a Udine, da Bologna a Carpi, da Faenza a Urbino, da Loreto a Firenze, da Montepulciano a Pienza, da Ascoli Piceno alla michelangiolesca piazza del Campidoglio a Roma. Con le note riflessioni intorno alla città ideale. Poi i fasti e la teatralizzazione barocca: Roma protagonista con le piazze San Pietro, Navona, di Spagna, del Quirinale. Piazza del Duomo a Lecce e Pretoria a Palermo. Catania e Noto. Fino alle razionalità borghesi otto-novecentesche, Torino protagonista. Tutte arricchite dal caffè, dall’emporio tradizionale, dall’ultima bottega artigiana, dalla farmacia, dalla libreria. Animate da spettacoli estemporanei o legati a ricorrenze, da orchestre, da bande municipali, da parate militari, da performance sperimentali. Piazza degli scacchi a Marostica, con la partita svolta da personaggi viventi ogni due anni. Fino alla cultura servita annualmente in piazza: la letteratura a Mantova, il teatro a Monticchiello, la filosofia a Modena, l’economia a Trento, la creatività a Sarzana, la scienza a Roma e a Genova.

Il sociologo Giuseppe De Rita (Censis), che cura la prefazione, è ottimista per il futuro: “L’Italia è un Paese che si riconosce nelle proprie piazze. Citando Bobbio, lo stesso nostro linguaggio è ricco di riferimenti alla piazza (mettere in piazza, scendere in piazza, movimenti di piazza, fare piazza pulita, contrapporre la piazza) quasi a certificare che la nostra storia è fatta di una dialettica fra potere e contropotere giocata sui territori urbani. Oggi che il ciclo del soggettivismo ha il fiatone, torna una domanda di relazionalità che si esprime anche nelle piazze. Il poeta Pasquale Panella, che firma un poemetto nel volume, onora in versi questi “bacini” di umanità e di identità, un patrimonio unico per il nostro turismo.

 

(dal sito UNIONTURISMO, nella Newsletter TURISMO NEWS inviata a 10mila operatori del settore, 16 maggio 2016)

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